Si possono davvero indossare le banane?

“Puoi metterle in un’insalata. Puoi usarle in una torta. In qualunque modo tu voglia mangiarle, sono imbattibili.” Così recitava il celebre jingle pubblicitario di Chiquita Bananas del 1944. Ma indossarle? A questa domanda ha risposto un’azienda svizzera: QWSTION. La risposta si chiama Bananatex.

Secondo QWSTION, Bananatex è “il primo tessuto tecnico e durevole al mondo realizzato esclusivamente con piante di banana Abacá coltivate naturalmente”. Una materia prima che non richiede pesticidi, fertilizzanti né irrigazione artificiale. Bananatex è stato progettato seguendo i principi della circolarità, ha ottenuto la certificazione Cradle to Cradle ed è completamente biodegradabile. Dal suo debutto nel 2018 ha ricevuto numerosi premi internazionali per design e sostenibilità, tra cui il Green Product Award e il Design Prize Switzerland.

Ma questo riconoscimento non è arrivato dall’oggi al domani. Fondata nel 2008, QWSTION aveva fin dall’inizio un obiettivo preciso: creare prodotti davvero sostenibili. Il problema era scegliere i materiali giusti. Le fibre sintetiche come nylon e poliestere possono essere economiche, resistenti e “vegan‑friendly”, ma pongono enormi problemi a fine vita. Le fibre naturali, come il cotone, si degradano più facilmente, ma la loro coltivazione comporta spesso un uso intensivo di acqua, fertilizzanti e pesticidi. Il cotone biologico era un’opzione, ma poco adatta a zaini e borse robuste.

La svolta arrivò quasi per caso, durante una visita a un’azienda tessile in Asia: Musa textilis, meglio conosciuta come banana Abacá. In un certo senso, QWSTION ha semplicemente riscoperto ciò che le comunità locali sapevano da secoli. Nelle regioni montuose delle Filippine, l’Abacá viene coltivata in condizioni prossime alla permacultura, senza input esterni. Le sue fibre venivano utilizzate per abiti, merletti, scialli e cappelli, e fino alla diffusione del nylon era il materiale ideale per corde navali grazie alla sua resistenza al sale.

QWSTION ha però applicato competenze tecniche e industriali per innovare il processo. Le fibre di Abacá vengono trasformate in una sorta di “carta”, poi affidate a specialisti taiwanesi che le filano e le tessono. Il risultato è un materiale versatile, utilizzabile per borse, tomaie di scarpe o rivestimenti.

Un aspetto fondamentale è che QWSTION non ha tenuto Bananatex per sé. L’azienda ha creato collaborazioni strategiche per amplificare l’impatto del materiale: con Stella McCartney per una riedizione della Logo Tote, con Balenciaga per una versione delle Triple S, e con Good News per sneakers prodotte per H&M. In Svizzera ha collaborato con Lehni (sedute), Mover (borse) e Punkt, per cui ha realizzato una cover per smartphone biodegradabile.

Bananatex non è l’unico tessuto a base vegetale sul mercato. Esistono anche Piñatex (foglie di ananas), Orange Fiber (bucce d’arancia), Uppeal (scarti di mela), Vegea (uva) e Fruitleather (mango). Molti di questi materiali nascono dal riutilizzo di scarti dell’industria alimentare. Se a questo aggiungiamo alternative come Desserto (cactus), fibre di ortica, fiore di loto, fondi di caffè e persino micelio, appare chiaro che siamo nel mezzo di una vera rivoluzione tessile naturale.

Una rivoluzione che, quando si parla di sostenibilità, potrebbe davvero essere… difficile da battere.